MULTI 2000

 

 


                                                                                      
MULTI - 2000 

 

Ricetrasmettitore per 2 m. 200 canali per SSB/CW/FM in isofrequenza con shift per ponti in FM.  Potenza 10W e 1W. Alimentazione a 230 V AC e/o 13,8 V DC.  

Onorio Cenni I4CIV

Breve cronistoria   

Recentemente la mia attenzione si è concentrata su un ricetrasmettitore che avevo da qualche tempo sul mio scaffale delle apparecchiature e di cui sono entrato in possesso grazie ad un regalo di un amico. Questo apparato fa parte della storia delle telecomunicazioni, dato che ha ben 45 anni e proviene da un paese che ha fatto dell’elettronica un vero punto di forza del suo sviluppo economico, il Giappone.

Tale ricetrasmettitore è il Multi 2000 e nella prima pagina del suo manuale troviamo un’entusiasmante presentazione che voglio riportare per intero: “Il Multi 2000 è un transceiver di super-alta-classe costruito da Fukuyama, azienda specializzata nella realizzazione di apparati per comunicazioni. Per produrre questo apparato, nella banda dei 144 MHz a multicanali di frequenza con emissioni in FM/SSB/CW, abbiamo utilizzato le nuove tecnologie elettroniche. Siamo convinti che questo professionale e onnipotente transceiver per i 2 m possa dare grande soddisfazione a tutti gli utilizzatori dai principianti ai veterani”.

La Fukuyama Electtronics co. Ltd, che oggi non esiste più, fu fondata nel 1950 del secolo scorso con sede ubicata a Hoya-City, Tokyo (J). Nel corso degli anni questa azienda ha prodotto diversi apparati ricetrasmittenti specificatamente dedicati per uso radioamatoriale. Alcuni di questi apparati non sono mai stati commercializzati in Italia dal momento che non è mai stata fatta pubblicità sulle riviste specializzate nel settore dell’elettronica. Come noto, nel periodo a cavallo fra gli anni sessanta/settanta, la maggior parte degli apparati, per i 2 m, prodotti per i radioamatori erano realizzati per trasmettere e ricevere solamente in modulazione di frequenza. Per citarne alcuni costruiti da Fukuyama possiamo ricordare Il Multi Palm II, un palmare dalle dimensioni molto piccole per quei tempi e per questo definito Poket transceiver; poi un altro apparato, il Multi 8, da utilizzare come stazione base, sempre per i 2 m ed in modulazione di frequenza che disponeva di 24 canali. Questo apparato poteva essere abbinato al Multi VFO, con sintonia continua, che era stato realizzato con le stesse dimensioni fisiche. Poi, sempre dalla stessa azienda, fu prodotto il Multi U11 ancora per i 2m e solamente in modulazione di frequenza. Per quanto riguarda la produzione di apparati ricetrasmittenti con ricezione e trasmissione multimodo dobbiamo aspettare l’anno 1974, anno di costruzione del Multi 2000, che andremo ad esaminare. A conclusione di questa breve cronistoria dopo il Multi 2000, per il quale nel corso della produzione, sono state fatte alcune migliorie, risulta siano stati prodotti almeno altri due apparati multimodo, apparati che hanno seguito l’evoluzione tecnologica con nuove funzionalità. Così viene prodotto il Multi 2700 transceiver  per FM/SSB/CW e con 10 Watt di potenza munito di un VFO per una sintonia continua su tutta la gamma dei 2 m, a questo apparato fa seguito il Multi 750A/E sempre funzionante sulla gamma dei 2 m e con emissioni FM/SSB/CW, che dispone di due livelli di potenza in uscita pari a 1/10 Watt e due VFO oltre ad un display digitale di colore verde, indispensabile per una precisa e comoda lettura della frequenza.   

La prima versione dei transceiver Multi 2000 per 2 m all-mode FM/SSB/CW, senza l’AM perche già a quei tempi cominciava ad essere in disuso, 1-10 Watt e 200 canali è apparsa sul mercato italiano alla fine dell’anno 1974 (foto n 1)


Infatti la prima inserzione pubblicitaria che ho avuto modo di riscontrare è apparsa nel mese di dicembre 1974 su Radio Rivista quale organo ufficiale dei radioamatori italiani. Su due facciate della stessa rivista, il Multi 2000, veniva pubblicizzato da ben tre rivenditori italiani. Uno di questi rivenditori, era anche l’importatore e distributore per l’Italia. Purtroppo nessuno di questi dichiarava il prezzo di vendita ma suppongo fosse piuttosto elevato. Così giusto per avere qualche idea su prezzi, praticati nel periodo, per gli apparati ricetrasmittenti, si può fare un confronto prendendo come riferimento un apparato del quale ho la certezza del prezzo pagato. Si tratta del Belcon Liner 2 un piccolo transceiver per uso mobile (Rif. 1). Questo RTX, che era stato prodotto alcuni mesi prima del Multi 2000, aveva solo l’emissione in SSB su di una fetta di frequenza a copertura continua da 144.100 MHz a 144.330 MHz. La variazione della frequenza avveniva mediante la rotazione di un selettore per mezzo del quale si selezionavano 24 canali e su ognuno di essi, per mezzo di un VXO, si poteva variare la frequenza centrale del canale selezionato da +/- 6 kHz rispetto la frequenza centrale del quarzo di riferimento. Con questo artificio si otteneva, un’ottima stabilità di frequenza pari a quella dei quarzi utilizzati e la copertura continua della frequenza all’interno della banda di funzionamento. Ebbi modo di acquistare Il Belcom Liner 2 nella primavera del 1974 congiuntamente ad altri quattro amici radioamatori e per l’acquisto in blocco trattammo per avere uno sconto. Il prezzo che pagammo fu esattamente di 242.000 lire, per ogni apparato, e lo sconto ci fu praticato perché ne avevamo acquistati contemporaneamente cinque.        

Da queste considerazioni si può supporre che il prezzo del Multi 2000 non fosse economico e che potesse attestarsi ad un valore di circa tre/quattro volte in più rispetto a quello del Belcom. Ad oggi, quest’apparato che ha ben 45 anni di vita, credo si possa acquistare per meno di 100 Euro, ammesso che sia possibile trovarne alcuni ancora in buono stato e funzionanti regolarmente.

Dopo questa premessa vediamo quali sono le caratteristiche essenziali dichiarate:

1)      Frequenza di trasmissione/ricezione da 144 a 146 MHz con copertura continua in 200 canali da 10 kHz e variazione mediante VXO -+ 7 kHz per canale.

2)      Ricezione a singola conversione con media frequenza di 16,9 MHz per SSB/CW e S/N 10 dB e 0,3 microvolt input; doppia conversione di frequenza per FM con prima media frequenza a 16,9 MHz e seconda media frequenza a 455 kHz e S/N 30 dB e 1 microvolt input.

3)      Selettività in SSB oltre 2,4 kHz (a -6 dB) e meno 4,4 kHz (a -60 dB); in FM oltre 15kHz (a -6dB) e meno 20 kHz (a -60 dB).

4)      Potenza di uscita in RF alta 10 W per SSB/FM - bassa 1 W solo per FM.

5)      Attenuazione delle armoniche > 60 dB.

Il ricetrasmettitore può essere alimentato sia in tensione alternata AC a 230 Volt che in tensione continua DC a 13,8 Volt con corrente massima 3,2 A. L’alimentatore è del tutto convenzionale, il trasformatore di alimentazione ha il primario a 230 V. Le tensioni in uscita dal secondario sono stabilizzate con diversi valori di tensione. L’apparato si presenta con una costruzione solida ed affidabile dalle misure di 340 x 290 x 85 mm e dal peso di 7 kg. I comandi sono ben posizionati in modo ergonomico ( foto n 2). 


Tutta l’elettronica è racchiusa in un contenitore metallico di colore grigio scuro con il frontale di colore nero, l’aspetto è elegante, tanto da assomigliare a quei preamplificatori di bassa frequenza, dalla linea inconfondibile, che venivano costruiti negli anni settanta. Sul pannello frontale troviamo i comandi essenziali, partendo da sinistra a destra il pulsante TEST, che serve per mandare l’apparato in trasmissione a portante fissa per eseguire eventuali accordi. A fianco di questo si trova un interruttore con la scritta NB con il quale si attiva il noise-blanker, subito sotto c’è un altro interruttore POWER LO-HI per mezzo del quale è possibile selezionare la potenza di 1 o 10 Watt.  Continuando nella descrizione ci sono due strumenti di colore verde, il primo serve ad indicare la centratura della sintonia FM mentre l’altro ha una duplice funzione; in ricezione funziona da S-meter ed in trasmissione indica la potenza in uscita. Alla destra degli strumenti ci sono tre selettori per impostare la frequenza, con a fianco un commutatore per la selezione dei canali simplex o duplex. Riprendendo da sinistra verso destra, sulla fila sottostante, è presente il connettore per l’ingresso del microfono, a fianco il potenziometro RF GAIN per la regolazione manuale della sensibilità in ricezione. Seguono tre potenziometri, il primo regola il RIT, quello a fianco AF GAIN e l’altro lo SQUELCH. Con il commutatore a fianco è possibile selezionare il tipo di emissione: FM stretta o larga, SSB e CW poi a seguire il potenziometro del VXO. L’interruttore di accensione ON-OFF è in basso sulla destra ed un LED di colore verde si accende in ricezione, mentre in trasmissione si accende il LED di colore arancione. Sul pannello posteriore abbiamo due prese Jack, una per la collegare la cuffia o un altoparlante esterno, l’altra  presa per collegare il tasto CW. A fianco si trova una presa a 4 poli per l’alimentazione dell’apparato in AC e DC, poi ancora un connettore Socket a 9 poli con uscite per diverse funzioni. Per ultimo il connettore di antenna con presa SO239.

Dallo schema a blocchi di (figura n 1) possiamo vedere a grandi linee le parti che compongono l’apparato in modo da poter analizzare brevemente le funzioni delle varie sezioni per avere un’idea del funzionamento dell’apparato.


a)      Sezione ricevente

Il ricevitore, tradizionale per quei tempi, è realizzato mediante un circuito supereterodina a singola conversione per la ricezione in SSB mentre è a doppia conversione per la ricezione in FM (foto n 3). 

 

 Il segnale proveniente dall’antenna è applicato allo stadio amplificatore di radiofrequenza composto da un Mosfet 3SK40 ed un  2SK19, quest’ultimo FET ha in uscita un filtro passa banda composto da tre induttori ad elica accordati sulla frequenza di ricezione. I due stadi amplificatori ed il filtro servono per migliorare il rapporto S/N ed il rapporto segnale/frequenza immagine del ricevitore. Il guadagno degli amplificatori RF viene regolato dalla tensione di controllo automatico di guadagno (AGC), mediante una tensione generata nel circuito di media frequenza. Il segnale amplificato è iniettato nel primo stadio mescolatore che usa Mosfet 3SK40, qui è miscelato con la frequenza di 127,1 a 129,1 MHz in uscita dal sintetizzatore VCO e lo converte alla frequenza intermedia di 16,9 MHz per entrare nel filtro a cristallo a 16,9 MHz comune sia per la ricezione in SSB/CW ed FM. Di seguito questa uscita di media frequenza viene separata fra SSB ed FM. Il segnale per FM entra in un secondo mixer che usa un 3SK40 e viene miscelato con la frequenza di 16,445 MHz per essere convertito a 455 kHz. Il segnale a 455 kHz, prima di entrare nella catena degli amplificatori di media frequenza, passa attraverso un filtro ceramico a 455 kHz, mentre per la SSB/CW il segnale della prima media frequenza entra in un filtro a cristallo da 2,4 kHz. Il segnale USB dopo il filtro è amplificato in media frequenza mediante tre stadi che utilizzano tre 2SC839. Infine questo segnale, dopo essere stato demodulato a livello audio, dal rivelatore a prodotto, entra negli stadi di amplificazione di bassa frequenza, allo stesso modo, dopo essere stato demodulato, il segnale audio relativo alla FM entra negli stessi stadi di amplificazione di bassa frequenza. L’uscita audio in bassa frequenza è di circa 2 W su di un altoparlante interno di 92 mm.    

 

b)      Sezione trasmittente

Lo stadio modulatore, con l’ingresso per un microfono di impedenza di 600 ohm, impiega tre transistor 2SC839 per ottenere una discreta amplificazione. Il modulatore per la SSB usa lo stesso metodo di quello impiegato per la FM a banda stretta ed ha implementato un circuito “clipper” realizzato con due diodi 1N60, al clipper fa seguito un filtro di bassa frequenza in grado di ridurre, di 12 dB per ottava, le frequenze sopra i 3 kHz. Il clipper ed il filtro hanno lo scopo di prevenire la generazione di “splatter” e di limitare la banda audio passante. L’oscillatore generatore di portante impiega un 2SC839 controllato a cristallo che oscilla a 16,8995 MHz in modo da poter successivamente generare la banda laterale superiore USB. Dato che la conversione di questo eccitatore è effettuata per somma, usando un cristallo di quarzo con la frequenza sopraindicata avremo la generazione della USB che si ottiene mediante il  modulatore bilanciato composto da quattro diodi posti ad anello, successivamente il segnale USB a 16,9 MHz passa attraverso un filtro a cristallo YF169 per poi essere di seguito amplificato mediante il transistor 2SC839. Per poter ottenere la copertura di frequenza da 144 a 146 MHz, il segnale USB a 16,9 MHz è miscelato, mediante il mosfet 3SK40, con il segnale variabile in frequenza da 127,1 e 129,1 generato dal sintetizzatore VCO. Infine seguono i moduli amplificatori per la frequenza 144-146 MHz di cui uno è composto da due transistor polarizzati in classe A mentre l’altro è composto da tre stadi di amplificazione in classe B lineare che impiega come transistor finale di potenza un 2SC1177 (foto n 4). Al termine della catena di amplificazione segue un filtro passa basso, la potenza di uscita dopo il filtro è di 10 W PEP. Per ottenere l’emissione in CW, la portante viene generata “sbilanciando” il modulatore bilanciato e  contemporaneamente viene prodotta la nota a 800 Hz. La modulazione di frequenza si ottiene modulando il diodo varicap del sintetizzatore VCO mediante il segnale di bassa frequenza in uscita dal modulatore.

 

c)       Sintetizzatore di frequenza

La frequenza, suddivisa in canali, viene impostata per mezzo di tre selettori posti verso destra sulla parte alta del frontale del ricetrasmettitore. Il primo selettore di sinistra imposta i MHz, quello centrale i 100 kHz e quello di desta i 10 kHz. I selettori si possono impostare in modo indipendente per ottenere ogni combinazione di frequenza (foto n 5). 


 La regolazione fine della frequenza avviene mediante un VXO/RIT con una variazione di +/- 7 kHz rispetto alla frequenza impostata. A seguire analizziamo, in maniera semplificata, come avviene la generazione della frequenza di uscita dell’apparato ricetrasmittente che varia da 144 a 146 MHz mediante 200 canali spaziati l’uno dall’altro di 10 kHz. La generazione delle frequenze di ricezione/trasmissione dell’apparato si ottiene dalla somma del valore della IF (media frequenza) pari a 16,9 MHz con quella generata da VCO che varia da 127,1 a 129,1 MHz (foto n 6). 


L’oscillatore a quarzo di riferimento  è realizzato con un IC SN7400 che oscilla a 10 MHz, seguono altri tre IC SN7490 quali divisori di frequenza il primo IC divide per dieci per ottenere 1 MHz, il secondo IC per ottenere 100 kHz ed il terzo IC per ottenere i 10 kHz. Tale frequenza è il riferimento per il comparatore di fase, infatti questa viene applicata al comparatore di fase che utilizza un MC4044. L’oscillatore a voltaggio controllato è agganciato al quarzo, con regolazione fine della frequenza mediante il VXO/RIT, ed oscilla alla frequenza di 13,9 MHz per mezzo di un transistor 2SC1047. Questa frequenza viene moltiplicata per tre a 41,7 MHz con un altro transistor 2SC1047 e poi ancora, con altro transistor 2SC1047, moltiplicata per tre per ottenere 125,1 MHz. Un transistor 2SC1047 con funzione di mixer riceve sulla base la frequenza variabile da 127,1 a 129,1 MHz, mentre sull’emittore viene iniettata la frequenza di 125,1 MHz, le due frequenze si mescolano per ottenere una frequenza di differenza da 2 a 4 MHz che passa attraverso un “buffer” a quatto stadi ed un divisore programmabile. Gli impulsi contati si ritrovano alle uscite BCD in forma di codice binario disponibili per la decodificazione decimale e collegati ai rispettivi selettori. Ritornando al comparatore, sull’altro ingresso è applicata quest’ultima frequenza di 10 kHz proveniente dal divisore programmabile. All’uscita del comparatore di fase è disponibile una tensione di correzione, che dopo essere passata attraverso un filtro attivo passa basso, costituito dal transistor 2SK19, controlla il VCO. Il segnale in uscita dal VCO viene sincronizzato con la frequenza di riferimento e con quella proveniente dal fattore di divisione, se quest’ultima frequenza varia, la frequenza di uscita del VCO, mediante la tensione di controllo, si aggancia alla frequenza di riferimento con la stessa stabilità del quarzo.

 

Modalità di acquisizione dell’apparato

Da qualche tempo sono entrato in possesso di questo transceiver che ho avuto in dono da un caro amico, Antonio, il quale ha insistito perché lo accettassi. La sua insistenza era dovuta alle mie perplessità che avevo nei confronti di questo apparato che non è mai stato nell’elenco dei miei desideri. Il motivo era dovuto al fatto che avendo, in passato, posseduto un Belcon Liner 2 con variazione di frequenza a canali simile  a questo, ero rimasto poco soddisfatto per la difficoltà della sintonia. L’apparato, che all’interno riporta la data di collaudo del 13 settembre 1975 come si evince dalla foto n.3, per diversi anni è stato in possesso di questo mio amico che non lo ha mai usato, anche perché mancava il microfono ed il cavo di alimentazione. Quest’apparato esteticamente si presentava intonso senza un  graffio, internamente pulito senza la presenza di polvere. Incuriosito, ho cercato di informarmi  sulla sua provenienza. Questo mio amico mi disse che lo aveva avuto in regalo da un suo parente che lo aveva acquistato in un mercatino di antiquariato pagandolo poche migliaia di lire, ma non sapendo come usarlo lo aveva riposto in uno scatolone. Con la conoscenza di queste informazioni si può supporre che questo apparato, mancante di microfono, e dalle forme simili ai preamplificatori degli anni settanta, sia stato scambiato per quest’ultimo ed essere venduto assieme ad altri oggetti del passato, in quanto chi lo ha posseduto non l’ha saputo utilizzare. Da una ricerca in “rete” ho scaricato il suo manuale che ho trovato leggermente diverso dall’apparato in mio possesso perché prodotto in epoca successiva. Sulle prime versioni del Multi 2000 la regolazione del guadagno avveniva per mezzo di un interruttore con il quale si inseriva un attenuatore di 30 dB, mentre nell’apparato in mio possesso il guadagno RF si regola in modo lineare per mezzo di un potenziometro posto sul pannello frontale. Per l’FM risulta che ci siano state almeno tre versioni diverse di questo apparato. La differenza principale è nel selettore “canale” e del suo funzionamento. La prima versione ha cinque canali fissi e nessuna posizione duplex per i ripetitori, la seconda versione ha quattro canali fissi ed una posizione duplex per i ripetitori, mentre la terza versione ha tre canali fissi e due posizioni duplex per i ripetitori. L’apparato in mio possesso dispone di tre canali fissi e due posizioni duplex suddivise in down e up.

 

Descrizione delle prove

Dopo aver adattato la piedinatura  dei cavi provenienti da un microfono in mio possesso a quella del connettore microfonico dell’apparato ho provveduto ad accenderlo. L’apparato ha funzionato regolarmente in ricezione che in trasmissione, ma ulteriori verifiche erano necessarie per riscontrare il suo completo funzionamento. Per il momento non ho eseguito le prove strumentali che mi riservo di fare in un prossimo futuro. Al momento mi sono limitato ad ascoltarlo attentamente ed effettuare alcuni confronti con un altro apparato di cui sono certo del suo funzionamento. Indubbiamente i confronti fatti in ricezione e ad “orecchio” possono essere grossolani, imprecisi e soggettivi oltre che influenzati da preferenze personali, mentre quelli strumentali, se eseguiti correttamente, possono essere inconfutabili. Però sono convinto che aldilà dei valori numerici riscontrati, le radio debbono dare piacere e soddisfazione quando si usano. Molto spesso valori numerici e soddisfazioni possono anche non coincidere. Dopo aver affiancato l’apparato in prova con quello “conosciuto”ed averli collegati alla medesima antenna mediante un commutatore per uno scambio veloce delle antenne ho provveduto ad effettuare alcune prove di ascolto nelle varie condizioni.

Prove di ricezione

Il primo test:  Gamma di frequenza con pochi e bassi segnali. Il riscontro è stato che 9 volte su 10 ottenevo un ricezione più “cristallina”vale a dire più chiara e comprensibile sui segnali debolissimi al limite della comprensibilità che ricevevo sul Multi 2000 nei confronti dell’ FT736R Yaesu.  Il secondo test: Gamma di frequenza con qualche segnale debole ed un forte segnale locale a fondo scala sullo S-meter. Dopo aver sintonizzato la forte emissione mi sono allontanato di alcuni kHz dalla sua frequenza fino a che sul FT736R non ascoltavo più alcun rumore dovuto dalla presenza della suddetta stazione, poi ho eseguito la stessa prova sul Multi 2000 che però agli stessi kHz di distanza faceva ascoltare alcuni i disturbi sottoforma di rumore e scricchiolii che sparivano completamente quando mi allontanavo ulteriormente di altri 4 kHz dalla forte emissione. Il terzo test: Gamma di frequenza affollata durante un contest con presenza mista di forti e deboli segnali. Ho riscontrato, sia il rumore di fondo dell’apparato che la rivelazione dei segnali deboli essere migliore, anche se di poco, sul FT736 R rispetto al Multi 2000. Ho riscontrato inoltre sul Multi 2000 che in presenza di forti segnali la ricezione risulta quasi incomprensibile a causa della saturazione dell’audio di bassa frequenza, che invece non avviene sul FT736R. L’effetto di saturazione è da imputare al malfunzionamento del CAV/AGC dell’apparato, del quale dovrò verificare se si tratta di poca dinamica oppure la conseguenza dovuta dell’avaria di alcuni condensatori elettrolitici. L’inconveniente riscontrato può essere attenuato riducendo manualmente il guadagno dello stadio RF mediante il potenziometro posto sul pannello. Infine al posto dell’antenna ho inserito un carico fittizio da 50 ohm ed ho esplorato la gamma da 144 a 146 MHz alla ricerca di segnali spuri ed ho trovato solamente due segnali debolissimi ascoltabili in SSB (sono a 145.000 e a145.331). Mentre si può ritenere valida la sintonia a canali per emissioni in modulazione di frequenza tanto in simplex o quanto in duplex, per l’uso in SSB la sintonia a canali con l’esplorazione di alcuni kHz mediante VXO risulta molto scomoda e poco performante soprattutto quando è necessario uno spostamento di frequenza in maniera continua e veloce. Per sopperire, in parte, a queste mancanze ci fu un’azienda che realizzò un’apparecchiatura da abbinare al Multi 2000. Questa apparecchiatura  denominata DSC “Digital Scanner Computer” (foto n 7) venne pubblicizzata su di una rivista specializzata nel mese di marzo del 1977. Il DSC era un dispositivo completamente digitale ideato per essere usato in unione con il Multi 2000. Il DSC consentiva uno svariato numero di controlli, automatici e manuali, in sintesi poteva essere considerato come un VFO digitale con ricerca automatica e manuale ed indicazione digitale (display a led) della frequenza di operazione. L’inserzione o la disinserzione del DSC poteva essere comandata da un commutatore sul pannello frontale dello stesso DSC. Per l’applicazione dell’apparato, non prodotto da Fukuyama, era necessaria una modifica al Multi 2000 effettuabile presso la concessionaria di Roma o nei laboratori specializzati in tutta Italia. La connessione al Multi 2000 veniva effettuata tramite un connettore Cannon a 15 poli. Ma anche questo dispositivo, non avendo una manopola di sintonia, ebbe poco successo a causa del suo costo e delle modifiche che si dovevano eseguire in un centro specializzato.

 

Prove di trasmissione

Interessanti sono stati i risultati ottenuti dalla prove in trasmissione. Molto chiara e ricca di tonalità la modulazione in FM. Anche In SSB l’emissione è ben modulata molto chiara e ricca di note con toni medi tendenti verso l’acuto, l’occupazione di banda di frequenza è molto stretta ed assolutamente priva di spurie e splatters. La potenza misurata con il Bird su carico fittizio è di circa 1W in bassa potenza e di circa 10 W in alta potenza. Purtroppo in SSB e CW la potenza è di valore fisso e solamente di 10 W. Per quanto riguarda la stabilità di frequenza un confronto sul breve e lungo periodo ha evidenziato una lieve variazione di pochi Hz verso l’alto. Sufficientemente precisa l’impostazione della frequenza nonostante la mancanza di un display. Con l’impostazione, mediante la rotazione dei tre selettori, si ottiene il valore desiderato della frequenza su precise frequenze separate di 10 kHz. La risoluzione al kHz, più che apprezzabile all’epoca, si ottiene mediante la rotazione della manopola del RIT/VXO con tacche spaziate fra di loro di 1 kHz.

 

Conclusioni

Lascio a quei lettori, che fin qui hanno avuto la bontà di seguirmi, di trarre le proprie conclusioni. Da parte mia posso dire che questo ricetrasmettitore continuerà a rimanere intonso essendo in SSB poco pratico da usare. Sarà riposto sullo scaffale a fianco di altre apparecchiature costruite nello stesso periodo, nella speranza che queste possano continuare a raccontare, ancora per altri anni, il loro pezzo di storia del mondo delle telecomunicazioni.

                                                                                                                     I4civ.onorio@gmail.com

 

Rif. 1-  Radio Kit Elettronica n.4/2012 Belcom Liner 2 pagina 69.

             

La presente descrizione è stata pubblicata su Radio Kit Elettronica anno 2020 mese di gennaio a pagina 22

Modifica di un amplificatoreTV per la banda dei 70 cm 200 W di potenza resa con poca spesa

 

200 W di potenza resa con poca spesa

 

Onorio Cenni I4CIV

Premessa
Questo articolo trae origine da un oggetto che avevo ricevuto in regalo dall’amico Aurelio IK4MEB, il quale mi proponeva di trasformare un modulo amplificatore TV in un amplificatore per i 70 cm. Contento per l’oggetto ricevuto risposi che avrei tentato di realizzare quello che mi suggeriva facendo, nel contempo, esperienza su di un  modulo amplificatore che non avevo mai avuto fra le mani.
Cenni sul modulo
Si tratta di modulo amplificatore per la TV digitale terrestre per la banda IV e V realizzato con tecnologia microstrip che monta due LDMOS marcati MRF377H canale N prodotti dalla Freescale Semiconductor. Ciascun LDMOS è composto da un doppio mosfet di potenza in configurazione push-pull (coppia di due in parallelo) progettati per lo specifico impiego come amplificatori televisivi in classe AB per la frequenza da 470 a 860 MHz con un guadagno in potenza di circa 16,7 dB. impedenza input/output  pari a 50 ohm (1)
                                                                  
Il modulo detto anche pallet (foto n.1), è molto compatto e realizzato in modo professionale. Ho cercato in “rete” per avere qualche informazione in più, ma purtroppo non sono riuscito a reperire nulla. Allora ho cercato di risalire allo schema elettrico mediante una attenta osservazione della realizzazione. La costruzione del modulo è piuttosto complessa e la sua progettazione penso, come per la maggior parte di  altri progetti del genere, abbia origine partendo dalle note tecniche prodotte dai costruttori dei semiconduttori. Le applicazioni tecniche sperimentate sulla componentistica e proposte dalle case produttrici dei semiconduttori sono un ottima base di partenza per mettere in atto le migliori soluzioni ed adeguarle alla realizzazione di progetti specifici. Posizionando il modulo, partendo dal basso con il lato minore disposto verso l’osservatore, possiamo identificare subito l’ingresso RF che si trova sul lato sinistro il quale mediante una ibride 90° della Anaren divide il segnale  che proviene dall’eccitatore in due parti uguali per inviarlo nell’ingresso dei gate delle due coppie di mosfet. Continuando nella osservazione possiamo individuare i componenti deputati a fornire le tensioni di bias, per il quale ho provveduto ad interrompere,  sul circuito stampato, una pista per collegarla ai contatti normalmente aperti di un relè..

                                                                           
Proseguendo nella osservazione (foto n.2) si vedono che le strip-line entrano sugli ingressi dei gate ed escono dai drain delle coppie dei mosfet inoltre ci sono altri componenti che servono a by-passare le   piste che alimentano i vari stadi. Infine verso il lato superiore si notano che le uscite dei due drain       vanno ad un dispositivo che provvede a sommare la potenza fornita da  ciascuna coppia di Mosfet      Questo modulo amplificatore è alloggiato su di una generosa piastra di ame dalle dimensioni  di       90 x 84 x 6 mm. La potenza di questo amplificatore dovrebbe essere di circa 160 W per un impiego tipico televisivo in modalità DVB-T (ATSC). Così, dopo aver rilevato lo schema elettrico del pallet, che è l’elemento fondamentale dell’amplificatore, per realizzare e descrivere un amplificatore   completo dobbiamo fare riferimento alla fig. n.1 che riporta lo schema a blocchi del sistema utilizzato

                                                                                                                                                                               
  Alimentatore
2        Circuito di misura della potenza di uscita, della tensione di alimentazione e rilevazione della corrente assorbita con protezione per massima corrente.
3      Circuito di protezione per la massima temperatura del dissipatore, circuito di protezione per sovra-pilotaggio di potenza in ingresso oltre al circuito di protezione in caso di VSWR in uscita superiore a 3:1.
4      Ventilazione predisposta in modo continuativo con bassa sonorità ambientale e con funzionamento a regime delle ventole quando si passa in trasmissione oppure nel caso di intervento della protezione di massima temperatura resta attivo il raffreddamento del dissipatore.
5       Filtro passa basso per alta potenza con bassa perdita di inserzione e relè coassiale di antenna.
6      Un compatto contenitore dalle dimensioni 330 x 100 x 90 mm.
Di seguito descrivo le soluzioni adottate per ciascun punto sopraindicato.

- 1 - Alimentatore                                                                                                                                                                
La tensione di alimentazione per i MOSFET è di 32 V mentre la corrente massima assorbita da ciascun dispositivo è di 17 A. L’amplificatore, alimentato cautelativamente con 30 V, necessita di una corrente massima di circa 30 A. Al momento non disponendo di un alimentatore del genere ho provveduto a fornire una tensione leggermente inferiore e pari a 28 V con una corrente massima disponibile di 25 A. L’alimentatore è stato realizzato collegando in serie due alimentatori identici (foto n.3) di provenienza ex personal computer che ho modificato per avere una tensione stabilizzata e regolabile da 12 a 14 V. 
                                                     
Per la protezione contro il sovraccarico, gli alimentatori sono dotati di un fusibile, mentre per la protezione contro i cortocircuiti è presente un dispositivo elettronico di protezione. E’ inoltre presente una protezione per sovratemperatura. Nel caso si voglia utilizzare la soluzione proposta, evidenzio l’importanza di collegare, come da schema fig. n.2, due diodi opportunamente dimensionati, in grado di proteggere contro i guasti gli alimentatori nel caso in cui uno dei due interrompa, per qualche motivo, l’alimentazione (2).

                                                                         
- 2 – 3 – 4 Circuiti di protezione e misure
Per salvaguardare l’integrità dell’amplificatore in caso di un uso improprio o per causa di guasti interni, (foto n.4)

                                                                       
sono previste le seguenti protezioni capaci di intervenire rapidamente, per interdire il funzionamento dell’amplificatore a seguito di un comando proveniente dai sensori di controllo, fig. n.3.

                                                                         
In condizioni normali, quando l’alimentatore switching fornisce la tensione di 28 V, questa viene applicata ad un capo della bobina del Relè RL1, mentre l’altro capo della stessa bobina è collegato in serie alla sonda di temperatura T1 che in condizioni normali presenta i suoi contatti chiusi consentendo quindi all’altro capo della bobina del Relè di essere collegata al negativo dell’alimentatore. In queste condizioni RL1 si eccita attivando il contatto che  passa dalla posizione di normalmente aperto (NO) a quella di chiuso cosi da poter fornire la tensione di alimentazione al pallet amplificatore RF. In questa condizione le ventole girano a bassa velocità perché l’alimentazione avviene attraverso il diodo D3, la resistenza di 68 ohm – 5 W ed il diodo D4. Il dispositivo si trova in condizione di stand-by mostrando il LED giallo acceso (READY).
Continuando ad analizzare il funzionamento del suddetto circuito riscontriamo che il mosfet IRF9530 ha il gate collegato al positivo di alimentazione mediante la resistenza da 2K7 per cui il suddetto mosfet (canale P) risulta interdetto. Il gate dello stesso dispositivo è collegato,  per mezzo della resistenza da 2K2, al catodo del diodo Zener da 15 V -1 W, il cui anodo termina, by-passato da un condensatore di 10 nF, sul centrale di un pin RCA che va a sua volta al PTT. Quando il centrale di questo pin viene connesso al negativo (massa), l’anodo del diodo polarizza il gate del mosfet la cui tensione diventa di alcuni volt più negativa del source per cui il mosfet va in conduzione. La tensione di 28 V viene applicata al suo drain, la presenza di tensione fa accendere il LED verde (ON AIR) ed il diodo D5 by-passa la resistenza di 68 ohm 5 W in modo da far girare le ventole a regime. Contemporaneamente anche il relè RL2 riceve tensione e pertanto anche la sua bobina si eccita chiudendo uno dei suoi contatti per attivare l’alimentazione dei bias di polarizzazione dei due mosfet RF; contestualmente l’altro contatto dello stesso relè commuta la radiofrequenza proveniente dal RTX dal carico di 50 ohm – 5W sull’ingresso del pallet. La cronologia evidenziata si ha quando le tensioni applicate sono regolari a far funzionare correttamente l’amplificatore. L’attenuatore resistivo da 3 dB in serie all’ingresso dello stadio amplificatore (foto n. 5) ed il carico resistivo da 5W  sono deputati alla protezione dei mosfet RF in caso di intervento della protezione.

                                                                        
Nel caso dovesse verificasi un aumento della temperatura del dissipatore, che oltrepassi i limiti prefissati di circa 70 °C ( massima temperatura alla flangia del mosfet ), interviene la sonda termica che aprendo  il suo contatto provvede a togliere l’alimentazione alla bobina del relè RL1 che si diseccita. Quando il contatto di questo relè si apre, toglie  l’alimentazione di 28 V all’amplificatore, contestualmente  si spengono i LED verde (ON AIR) e giallo (READY), mentre  viene sganciato ed  inibito il comando del PTT; allo stesso modo si diseccita la bobina del relè RL2 i cui contatti da chiusi, una volta aperti, interrompono l’alimentazione dei bias dei mosfet RF, mente con l’altro contatto dello stesso relè si commuta la radiofrequenza che proviene dal RTX, per inviarla verso il carico da 50 ohm in modo da prevenire possibili danni ai suddetti mosfet RF. Infine, lo stesso relè RL1 quando è in condizioni di riposo, vale a dire diseccitato, mediante il suo contatto normalmente chiuso fa accendere il LED rosso (ALARM) e consente alle ventole di girare alla massima velocità per abbassare velocemente l’eccessiva temperatura dell’amplificatore RF e riportarlo nelle condizioni di sicurezza. Per ripristinare la condizione di sicurezza sono sufficienti alcuni minuti di attesa dopodiché, ristabilita la normale temperatura, l’amplificare riparte a funzionare regolarmente ed in maniera autonoma.
In merito alle protezioni, per la massima potenza di pilotaggio e per quella di un VSWR maggiore di 3:1, indicate in elenco ho ritenuto non fossero necessarie per mio specifico impiego. La massima potenza che può erogare il mio TX non supera i 12 W, l’attenuatore resistivo da 3 dB è sempre inserito e la manopola per la regolazione della potenza di uscita una volta regolata per in giusto pilotaggio non viene più toccata. Per quanto riguarda il VSWR in uscita la mia antenna è frequentemente in manutenzione,  ha un ottimo adattamento di impedenza il cavo coassiale che uso è di buona qualità e di lunghezza contenuta. Da queste semplici considerazioni, ritengo che se avessi inserito le suddette protezioni, queste avrebbero avuto una possibilità molto remota di intervenire. Ho ritenuto che il rischio fosse accettabile a fronte della maggior semplicità del progetto ma anche perchè, come diceva Henry Ford, “quello che non c’è non si rompe”.   

 - 5 - Filtro passa basso e relè di commutazione RF  
Il segnale di uscita dall’amplificatore RF non avendo una elevata purezza spettrale presenta diverse armoniche, un amplificatore di tipo pus-pull sopprime in genere la seconda armonica di circa 40- 50 dB, mentre la terza armonica è soppressa soltanto di 10 – 15 dB. Risulta pertanto necessario un filtro passa basso con frequenza di taglio leggermente superiore ai 432 MHz. Il filtro a 5 celle è derivato dal filtro Chebyshev, con tre condensatori e due capacità ( C1 = C3 = 12,07 pF; C2 = 17,97 pF; L1 = L2 = 0,217 microHenry ) - (foto n. 6), 

                                                                       
che presenta una bassa perdita di inserzione a 432 MHz - 0,3 dB con un basso VSWR, mentre l’attenuazione della seconda  armonica a 864 MHz è di circa – 63 dB e quella della terza armonica a 1296 MHz è di circa – 56 dB. La progettazione del filtro è stata fatta utilizzando il programma “AADE” liberamente accessibile fig. n.4.

 
                                                                            
Il filtro Chebyshev rispetto ad atri tipi di filtri è caratterizzato da alta pendenza con una minima quantità di componenti che sono le condizioni preferite per le costruzioni amatoriali. Uno degli aspetti negativi di tale filtro e che è molto più sensibile ai valori delle tolleranze dei componenti. Questo può essere un problema per una produzione industriale di serie, mentre può non esserlo per le nostre costruzioni amatoriali quando si ha la possibilità di misurarlo e tararlo singolarmente. All’uscita del filtro ho inserito, ai soli fini della osservazione strumentale, un dispositivo per il rilevamento della potenza di uscita e del VSWR (foto n. 7- 8).

Infine in questa realizzazione non ho inserito sul connettore diretto all’antenna un relè coassiale perché, nel mio caso, non necessaria dal momento che avevo già installato un relè coassiale in prossimità dell’antenna che mi consente di arrivare alla radio con una doppia discesa (delle quali una per la ricezione mentre  l’altra per la trasmissione). Se si  adotta questa configurazione è indispensabile, ai fini della protezione sull’ ingresso dell’amplificatore, inserire un relè che in condizioni di riposo connetta l’uscita del RTX su di un carico resistivo da 50 ohm -5 W.  

- 6 - Contenitore e dissipatore termico, punto 6      
Il pallet è composto da un circuito stampato fissato su di una piastra di rame 90 x 84 mm spessore 6 mm. Allo scopo di aumentarne la dissipazione termica ho provveduto ad “imbullonarlo” su di un radiatore di alluminio alettato delle dimensioni 150 x 100 x 50 mm. La piastra di rame deve essere strettamente imbullonata mediante 8 viti da 3 MA. Quando si imbullona la piastra di rame su quella di alluminio occorre interporre fra le due superfici di contatto del grasso di silicone. Inoltre bisogna fare in modo che le due superfici a contatto fra di loro siano perfettamente piane e levigate al fine di avere una perfetta aderenza su tutte le superfici.


Sulla parte superiore del radiatore è stata fissata la sonda rivelatrice della temperatura (foto n. 9),  mentre sui due lati minori dei radiatori sono state installate due ventole piatte, sempre in funzione a basso regime ma con la possibilità di andare a pieno regime quando l’amplificatore è in trasmissione oppure quando interviene la sonda di temperatura allo scopo di sottrarre più velocemente il calore alle alette del dissipatore. In merito alla verifica di funzionamento del sensore termico, questo può essere verificato scaldandolo con la punta di un saldatore a stagno. Raggiunta la temperatura di intervento si può ascoltare il “ clik” generato dallo scambio del contato, indice di un corretto funzionamento della protezione.
- Verifica del funzionamento e collaudo
All’inizio occorre accendere l’alimentatore e verificare la corretta tensione di alimentazione di 28 V. Poi si alimenta l’amplificatore,  non prima di aver collegato sia l’ingesso che l’uscita a due carichi resistivi da 50 ohm, al fine far “vedere” all’ingresso e all’uscita una corretta terminazione. Appena si da tensione all’amplificatore si deve ascoltare il rumore dello scatto del relè RL1, per poi vedere immediatamente il LED giallo accendersi (READY) mentre la rotazione delle ventole genera un leggero rumore acustico perché girano lentamente.  Quindi collegato a massa l’ingresso del PTT, l’amplificatore va in trasmissione con l’accensione del LED verde (ON AIR) mentre le ventole aumentano la loro velocità passando allo stato di pieno regime. Questa prova iniziale serve per verificare il valore della corrente di riposo assorbita dai mosfet. La corrente di riposo (bias) è particolarmente sensibile alla tensione di gate e può essere regolata mediante due trimmer resistivi, uno per ogni coppia di mosfet. Per il funzionamento dell’amplificatore in classe AB, il valore della  tensione è di circa 5 V per una corrente di riposo complessiva di circa 4 A. Togliendo la massa dall’ingresso del PTT, la trasmissione viene disabilitata. Successivamente dobbiamo pilotare l’amplificatore  mediante la potenza derogata dal nostro TX. Scolleghiamo quindi dall’ingresso dell’amplificatore il carico resistivo da 50 ohm, ed inseriamo sullo stesso ingresso il rele RL2. Con l’apparato radio in trasmissione con 1,5 W di eccitazione alla frequenza di 432.300 MHz la potenza di uscita misurata sul Bird è stata di circa 50 W. Con questa seconda prova abbiamo verificato che l’amplificatore  funziona regolarmente ma con il miglior rendimento, a larga banda, nel range di frequenza dei canali televisivi dove è stato progettato. Per ottimizzarlo sulla frequenza dei 432 MHz occorre fare in modo che la sua resa sia spostata più in basso di frequenza. Poiché come si evince dalle note applicative, l’impedenza di ingresso, ed il guadagno, diminuiscono con l’aumentare della frequenza e l’adattamento di impedenza è ottimo soltanto su di una banda di frequenza ristretta: per ottimizzare il funzionamento dell’amplificatore e la sua resa più in basso di frequenza occorre procedere, per gradi, con piccole modifiche. Essendo piuttosto difficile intervenire sulle strip-line, l’unico modo che resta è quello di intervenire sulle capacità collegate alle stesse strip-line. Quindi per far lavorare l’amplificatore sui 432 MHz ho aggiunto due trimmer capacitivi isolati in teflon da 1,2-10 pF, ciascun trimmer è saldato a metà delle strip-line verso i gate di ciascuna coppia di mosfet. Poi con la stessa potenza di eccitazione della prova precedente e pari a 1,5 W ho tarato i primi due compensatori per la massima potenza di uscita, inoltre per affinare la taratura ho aggiunto altri 2 condensatori ceramici da 10 pf NPO sempre dal lato gate saldati alla fine delle stesse strip-line. Infine sulle metà delle strip-line lato drain ho inserito due condensatori ATC B da 12 pF, sempre allo scopo di ottenere la miglior ottimizzazione e la massima potenza (foto n. 10).


Poi utilizzando sempre la stessa potenza di eccitazione ho ripetuto le tarature per la massima uscita mantenendo sotto controllo la corrente complessiva assorbita dal modulo. Dopo questa taratura, con l’amplificatore pilotato dopo l’attenuatore, con 2,5 W, la potenza ottenuta, prima dell’intervento della compressione, è stata di circa 200 W con un guadagno di circa 19 dB. L’assorbimento di corrente è di circa 22 A con una alimentazione di 25 V. Per ottenere 200 W sul connettore di uscita se ne consumano quasi 550 W dei quali 350 W sono dissipati in calore con un rendimento dell’amplificatore di circa 37% (l’amplificatore deve essere ben raffreddato perché scalda parecchio). Comunque il risultato ottenuto (foto n.11 – 12 )


mi ha soddisfatto, considerando che l’amplificatore ha ancora un margine per funzionare a pieno regime potendolo alimentare con una tensione di 30 V e facendogli assorbire una corrente massima di circa 30 A.
Conclusioni
L’oggetto che sarebbe sicuramente finito fra i RAEE (Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche) ha trovato invece un pratico riutilizzo che al giorno d’oggi potrebbe essere definito con il termine di economia circolare. Ringrazio Aurelio IK4MEB per avermi dato questo modulo amplificatore al fine di comprendere meglio il suo funzionamento e raggiungere l’obiettivo prefissato di trasformarlo in un amplificatore per i 70 cm.
                                                                                                      i4civ.onorio@gmail.com  
 
 
La presente descrizione è stata pubblicata su Radio Kit Elettronica anno 2019 mese di dicembre a pagina 6

        Referenze :
(2)    Radio Kit Elettronica n. 11/2017 pag.8
 
 
 
 
 
 

Dalla segreteria telefonica al voice recorder



                  


Onorio Cenni I4CIV
DALLA SEGRETERIA TELEFONCA AL VOICE RECORDER

                                                   Un accessorio utile durante i contest
 Premessa                                                                 

Nei mercatini per OM capita spesso di trovare delle occasioni a prezzi vantaggiosi per acquistare accessori utili all’attività radioamatoriale. Recentemente, in uno di questi mercatini, ho avuto modo di comprare, per pochi euro, una segreteria telefonica digitale, nuova e di piccole dimensioni. Il mio intento era quello di poterla utilizzare per le mie radio come dispositivo di chiamata automatica. E’ noto infatti la comodità di avere un Voice Recorder in grado di sostituire la viva voce dell’operatore quando si svolge attività sulle bande VHF e superiori dove, purtroppo, c’e poco traffico, oppure in HF, o durante i contest.


La segreteria marcata CRIMP – DENMARK  mod. Play-it 8110 è provvista di marcatura CE, ed è contenuta in un robusto contenitore metallico a basso profilo, verniciato di bianco delle dimensioni di  mm 137 x 124 x 32 (foto 1)
La costruzione è altamente professionale in quanto fa uso di componenti di ottima qualità e di note marche. Il circuito stampato è a doppia faccia con fori metalizzati ed è serigrafato oltre che verniciato con una sostanza protettiva trasparente; un esecuzione di questo tipo presuppone pregevoli risultati in termini di qualità vocale. 
Il cuore del circuito della segreteria è l'integrato ISD 1416P 

che si trova montato quasi al centro dello stampato ed ha come contorno diversi circuiti integrati dedicati alla gestione delle sue principali funzioni (foto 2). Il pannello frontale si presenta nel seguente modo; partendo dal lato sinistro vi è una presa telefonica a 4 contatti, un pulsante PLAY con relativo led di colore verde, un pulsante RECORD con relativo led rosso ed un pulsante MESSAGGE seguito da una fila di 4 led gialli, più uno di stand-by, i quali accesi singolarmente indicano quale memoria, selezionata dal pulsante MESSAGE, è in uso. Invece, sul retro del pannello vi è una presa bipolare per l’alimentazione da 14 a 25 Vdc- max 100 mA e tre prese telefoniche per dati IN ed OUT, oltre ad una presa denominata PHONE a 4 contatti.

(Foto2)


Dopo queste osservazioni sarebbero state sicuramente utili altre informazioni prima di provare ad utilizzare questo prodotto. Purtroppo, da una ricerca in Internet, non ho trovato nulla e così dopo aver constatato che era impossibile ricavarne lo schema seguendo le piste del circuito stampato, non mi restava altro che fare alcune prove allo scopo di verificarne il funzionamento cercando di usare un po’ di buon senso e qualche competenza. Dopo aver alimentato il dispositivo, verificato il corretto assorbimento e la regolare accensione dei led (sia delle memorie che quelli relativi ai pulsanti), mi sono procurato una cornetta telefonica munita di cavo con il relativo connettore a 4 pin.
Una volta inserito il cavo della cornetta sulla presa frontale, ho registrato un messaggio che poi ho provato ad ascoltare tramite lo stesso auricolare ma, purtroppo, nulla si poteva riascoltare. Allora ho tolto il connettore dalla presa frontale e l’ho inserito in quella sul retro (denominata PHONE) potendo così riascoltare fedelmente il messaggio precedentemente registrato. Le successive prove sulle 4 memorie mi hanno dato la possibilità di accertare il corretto funzionamento dell’intero dispositivo.
Quindi, sapendo di avere una buona base su cui lavorare, ho deciso di effettuare alcune semplici modifiche per poterlo utilizzare per la radio come Voice Recorder. Riporto, di seguito, alcune note che potrebbero essere utili come riferimento per le modifiche di altri piccoli registratori digitali come le agende elettroniche parlanti (anche queste facilmente disponibili a basso costo).
Da Internet ho scaricato il data-sheet del dispositivo di sintesi e riproduzione vocale denominato ISD1400 la cui famiglia è costituita da ISD1416 e ISD1420 nelle varie versioni di package. Il chip utilizzato in questo progetto è un ISD1416P a 28 piedini prodotto dalla Information Storage Device Inc. che dispone di caratteristiche a dir poco sbalorditive se raffrontate agli anni in cui era nato.
Ne cito solamente alcune, dato che tutti i particolari sono facilmente disponibili in rete Internet.
-        preamplificatore microfono integrato
-       corretta registrazione dei suoni sia a basso che ad alto livello di volume grazie al dispositivo di AGC che ne evita le distorsioni
-      memorizzazione diretta del segnale analogico
-       filtri integrati per l’eliminazione dei disturbi
-        oscillatore o clock di sistema integrato
-    memorie riscrivibili per la memorizzazione dei messaggi campionati di tipo non volatile integrate
-        assenza di alimentazione delle memorie, queste non necessitano di alcuna alimentazione per il mantenimento dei dati. La grande affidabilità di queste memorie e la facilità con cui è possibile riscriverle permette al dispositivo ISD 1416P di mantenere inalterati i dati memorizzati per almeno 10 anni ( sempre in assenza di alimentazione) e di essere riscritti per circa 10.000 volte
-        capacità di memorizzazione di 16 secondi
-        amplificatore di uscita in grado di pilotare direttamente in altoparlante con una riproduzione  estremamente fedele della voce umana grazie ad una ampia banda passante.
Nel data-sheet è riportato anche uno schema applicativo molto esaustivo che ho utilizzato come riferimento per alcune semplici e non invasive modifiche che ho realizzato.
Descrizione delle modifiche
Individuati i riferimenti, SP+ ed SP- ai pin 14 e 15, dove collegare un altoparlante di 16 Ω, ho provveduto a collegarne uno da 8 ohm e del diametro di 57 mm con in serie una resistenza da 5,6 Ω - 0,5 W ed un interruttore in serie per escluderne l’eventuale ascolto. Il circuito prevede anche il prelievo del segnale da inviare, opportunamente filtrato, per la RF e dosato di livello, all’ingresso del microfono dell’apparato RTX così come descritto nello schema n.1.
Poi al riferimento MIC corrispondente ai pin 17 ho collegato una capsula microfonica a condensatore, così come indicato nello schema n. 2.
Il microfono, essendo preamplificato, ha la necessità di essere alimentato. Ho saldato quindi, con un conduttore, il suo positivo alla pista del circuito stampato che porta la tensione di 5 Volt ad un circuito integrato adiacente.
Dopo queste aggiunte ho ripetuto le prove di registrazione e di ascolti ricavandone un buon esito. Ricordo brevemente la procedura di registrazione:
1) si seleziona con il pulsante MESSAGGE il numero corrispondente del messaggio su cui registrare;
2) quindi si tiene premuto per tutto il tempo necessario il pulsante RECORD e parlando con un tono di voce normale ed ad una distanza di circa 20 cm dal microfono si registra il messaggio mentre il led rosso resta acceso per tutto il tempo della registrazione. Questa dovrà essere di 4 secondi nel caso si volessero utilizzare tutte e 4 le memorie separate oppure di 16 secondi per l’utilizzo di una sola memoria;
3) terminato il messaggio si deve rilasciare il pulsante. Se si dovessero superare i 16 secondi, si spegne il led e la registrazione termina mantenendo integro tutto il messaggio registrato fino a quel momento.
I messaggi così registrati si possono riascoltare in altoparlante premendo il pulsante PLAY. Per l’uso del Voice Recorder in trasmissione, l’ascolto dell’audio può essere inibito dall’interruttore posto in serie all’altoparlante 

Interfaccia con la radio
Dopo aver constatato che l’uscita audio, mediante la regolazione del potenziometro P1, è adatta a fornire il giusto livello di segnale da inviare all’ingresso audio al microfono del transceiver, il passo successivo prevede che il Voice Recorder mandi automaticamente in trasmissione l’apparato radio alla partenza del messaggio mediante la sola pressione del pulsante PLAY, poiché non è assolutamente pratico azionare a parte e manualmente il PTT della radio.
Con la pressione del pulsante PLAY parte il messaggio e contestualmente nello stesso istante si accende il led verde il cui catodo va ad assumere per tutta la durata del messaggio la condizione logica uguale a zero. E’ possibile sfruttare questa condizione logica (schema n. 3)
e mediante l’utilizzo di una porta NAND invertire lo stato di uscita, infatti quando i pin 1 e 2 dell’integrato CD4093BE sono a livello basso il pin 3 di uscita della logica si porta a livello alto e polarizza il transistor Darlington T1 che andando in conduzione fa eccitare, per tutta la durata del messaggio il relè RL1. Un contatto ausiliario normalmente aperto collega a massa il PTT del RTX che va in trasmissione quando si eccita il suddetto relè.
Esecuzione montaggio
Sul pannello frontale, una capsula microfonica a condensatore di piccole dimensioni è stata infilata con una lieve pressione all’interno della presa per l’ingresso della cornetta telefonica, eliminando prima i quattro contatti interni ed allargando il foro per adattarlo al diametro della capsula (foto n. 3)
(foto n. 3).
.
 Sul fianco sinistro di tale presa una piastrina millefori di 10 mm x 10 mm, con i pochi componenti necessari per il corretto funzionamento del microfono, è stata bloccata mediante un capicorda ad una vite 3MA che tiene fissato il circuito stampato del registratore al contenitore. Mentre, sul retro del pannello, sono state eliminate le prese telefoniche non più utilizzate, fissando al loro posto con due viti da 3MA una squadretta di alluminio al circuito stampato.
Tale squadretta ha il compito di sorreggere il potenziometro P1, un interruttore per escludere l’audio del altoparlante e due prese RCA; una di queste è di colore rosso per l’uscita del segnale audio da inviare all’ingresso del microfono del RTX, mentre l’altra è di colore nero e si utilizza per il comando del PTT del RTX. A fianco della squadretta in verticale e della stessa altezza è stata posizionata una piastrina millefori di 20 mm x 20 mm che contiene i componenti dello schema n.1. Infine, per ragioni di spazio, un'altra piastrina di 30 mm x 30 mm che sorregge i componenti del circuito di commutazione automatica, trova posto a fianco dell’altoparlante che ho fissato, con una goccia di collante, su di una parte del circuito stampato della scheda madre priva di componenti, così come si evince dalla (foto n.4) .
foto n. 4)
Il circuito di commutazione automatica viene alimentato direttamente dall’uscita + 5 Volt del circuito integrato L7805 della scheda madre. Queste modifiche, di fatto semplici, richiedono comunque ordine e precisione e la raccomandazione di fissare bene le schedine aggiunte in maniera da evitare ogni possibile contatto elettrico con i componenti adiacenti pena gravi danni per cortocircuito.
Al termine delle modifiche e richiuso il contenitore, il Voice Recorder è pronto per essere utilizzato. L’unità così predisposta ci consente, sul davanti, l’azionamento dei comandi e la visione, mediante i led, dello stato di funzionamento, mentre sul retro sono disposti i connettori per l’interfaccia con la radio, l’interruttore per escludere l’AP ed il potenziometro per la regolazione del livello audio da inviare all’ingresso del microfono (foto n. 5) 
L’alimentazione è garantita da un piccolo alimentatore esterno in grado di fornire una tensione continua da 14-25 Volt e 300 mA di corrente.


foto n. 5)
Conclusione
Per le prime prove di funzionamento occorre collegare le due prese RCA con due cavi schermati alla radio mentre al connettore di antenna della stessa radio va connesso un wattmetro passante con un carico fittizio. Quindi possiamo inviare un messaggio registrato e regolare il potenziometro P1 fino ad ottenere lo stesso livello di modulazione e potenza che si ha utilizzando il microfono della radio; inoltre è anche possibile ascoltare contemporaneamente la qualità della modulazione usando un altro ricevitore come monitor sintonizzato sulla stessa frequenza. Collegando la radio all’antenna, ed avendo un nostro corrispondente all’ascolto, è possibile effettuare anche ulteriori aggiustamenti per ottimizzare la qualità della modulazione.
I rapporti ottenuti sono stati positivi tanto che qualche corrispondente difficilmente era in grado di distinguere la differenza fra la qualità del messaggio registrato con quello della viva voce.
Concludendo, segnalo che non sono state rilevate interferenze dovute ad eventuali rientri di RF, anche utilizzando in trasmissione la massima potenza consentita dalla normativa in vigore per le licenze rilasciate ai radioamatori italiani.

  i4civ.onorio@gmail.com
 

La presente descrizione è stata pubblicata su Radio Kit Elettronica anno 2013 nese luglio/agosto a pagina 38



  Analizzatore elettronico analogico R127 Unaohm                                                            Un valido strumento made in It...